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lunedì 2 aprile 2018

Bhagavad-gita così com'è


La Bhagavad-gita così com’è


Tra i numerosi testi sacri della Tradizione Bhaktivedantica, ve n‘è uno che narra di un dialogo meraviglioso tra il guerriero Arjuna e l’infinitamente affascinante, Shri Krishna, mentre attendono che una guerra fratricida abbia inizio nel luogo santo di Kuruksetra. Questo testo, vero gioiello dello Yoga, è la Bhagavad-gita (il canto del Divino Signore), dalla quale molti artisti, politici e letterati di ogni tempo e cultura hanno tratto ispirazione.
“Si tratta dell’opera  più istruttiva e sublime che esita al mondo”, ha detto Arthur Schopenhauer. “Con la Bhagavad-gita possiamo avere una chiara idea di quella che è la più praticata, ma anche la più alta di tutte le religioni dell’India”, ha scritto Hegel. Il Mahatma Gandhi ribadì molte volte che “la mia vita non fu che una serie di tragedie esteriori, e se queste non hanno lasciato su di me nessuna traccia visibile, indelebile, è dovuto all’insegnamento della Bhagavad-gita.”
Tra le numerose versioni di quest’opera, quella accreditata come più completa e ricca di dettagli è la Bhagavad-gita così com’è, scritta e tradotta da Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896-1977), Aarya fondatore dell’ISKON (Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna) al quale si deve il merito di aver cercato di presentare la Bhagavad-gita così com’è, senza alcuna modificazione, con testo sanscrito originale, translitterazione in caratteri romani, traduzione letterale, traduzione letteraria e commento finale.
Il testo, che comprende circa 700 versi suddivisi in 18 capitoli, è una parte del sesto libro del grande poema epico Mahabharata.
L’unicità di questo testo consiste nel fatto che Shri Krishna, la Persona Suprema, parla qui in prima persona, offrendo agli ascoltatori la sua darshana, la sua dottrina completa.

domenica 6 novembre 2016

Ci vuole un fiore

Ci vuole un fiore



Il testo era di Gianni Rodari mentre le parole e la voce erano di Sergio Endrigo. La canzone, tuttora famosissima, è stato un grande successo discografico del 1974 che ha fatto cantare a diverse generazioni di bambini una poetica filastrocca che afferma una grande verità:
“Per fare tutto ci vuole un fiore”.
Il fiore è gentilezza, dono, sorriso, allegria, consolazione, ornamento, profumo, bellezza.
Nel fiore c’è il frutto, il seme, l’albero, il bosco, il monte, la natura, lo spirito della Terra che genera la vita.
Con un fiore possiamo ricucire rapporti, chiedere scusa, festeggiare una ricorrenza, ricordare a qualcuno quanto è importante per noi, sentire l’incessante flusso della trasformazione e della rinascita che palpita attraverso un seme che genera una foglia che sviluppa un gambo che partorisce un fiore.
Con un fiore possiamo perfino guarire i mali dell’anima; lo aveva capito bene il dottor Edward Bach che negli anni Trenta ideò un sistema terapeutico chiamato floriterapia, oggi utilizzato anche in combinazione con percorsi omeopatici e psicoterapeutici. “La salute è il nostro patrimonio, un nostro diritto. E’ la completa e armonica unione di anima, mente e corpo; non è un ideale così difficile da raggiungere, ma qualcosa di facile e naturale che molti di noi hanno trascurato” (E. Bach).
Perciò per fare tutto ci vuole un fiore e per fare un fiore basta poco: un po’ di terra, un seme e dell’acqua. Niente è così emozionante e avvincente quanto vedere spuntare dal terreno una piantina che crescerà e metterà radice. Niente è così salutare quanto prendersi cura della vita intorno a noi.
In un testo sacro della Tradizione Indovedica è riportato: “Chiunque mi offra con amore e devozione una foglia, un fiore, un frutto o dell’acqua, Io accetterò la sua offerta” (Bhagavad-gita IX.26). Ciò significa che Dio ama i fiori e chiunque glieli offra con sentimento sincero.
Insegniamo ai bambini a rispettare il nostro pianeta, il nostro ecosistema, gli spazi verdi.
Insegniamo ai bambini ad amare i fiori.
Per fare tutto ci vuole un fio-o-re.